"Fa che tutto sia fuoco dentro di me... davvero... fa che tutto sia fuoco dentro di me" (Litfiba)



giovedì 30 settembre 2010

Crossroads Guitar festival 2010: libidine chitarristica

In attesa di vedere sabato al teatro Arcimboldi a Milano l'esibizione di Stevie Winwood, girovagando su youtube ho trovato un po' di materiale sul noto festival-concerto organizzato tutti gli anni da Eric Clapton, in cui tra l'altro quest'anno dovrebbe essersi esibito anche Pino Daniele.
E, ragazzi, quale miglior pezzo per ricordare i 40 anni della scomparsa di Jimi Hendrix, se non Voddo Chile? Ed ecco la coppia Clapton-Winwood (e chi si scorda i Blind Faith della fine dei mitici '60?) esibirsi nel celeberrimo brano di Jimi:



E che dire poi della freschezza dei 2 "sempre giovani" vecchietti Buddy Guy e Ron Wood (qui accompagnati da Johnny Lang che può essere anagraficamente loro nipote, ma che musicalmente è di sicuro loro figlio!)??


E qui c'è il giovanotto all'opera (accompagnato dai 2 nonnetti): ragazzi che feeling!!!


Come non esaltarsi con la bella versione di "Further up on the road" di Joe Bonamassa accompagnato da Robert Randolph?


Ora un dolce intermezzo: 3 minuti di "Over the rainbow" eseguita da sua maestà elettrica Jeff Beck:


Guardate che coppia formano Susan Tedeschi e Derek Trucks (sono marito e moglie) qui accompagnati da Warren Haynes degli Allman Brothers Band: ma ci pensate che schitarrate a casa?


E proprio Warren Haynes è maestoso in "Soulshine": un tuffo rinfrescante nei '70 (anche se il brano è dei '90...):


E potevano mancare in un guitar-festival gli ZZ Top?


Amabile come sempre Sheryl Crow (accompagnata da Doyle Bramhall II, Derek Trucks e Susan Tedeschi):


Un omaggio al vecchio leone B.B. King qui accompagnato in "The thrill is gone" da Eric Clapton e da tanti amici:


Insomma, come al solito un festival stupendo: dalle molte telecamere viste ora non resta come tutti gli anni che aspettare il DVD ufficiale, per goderne appieno.

Ma ci pensate se un festival così si svolgesse qui a Milano?

domenica 26 settembre 2010

Acqua in bocca: ci sono Camilleri e Lucarelli!


Questo librino è un vero e proprio "divertissment" realizzato dai nostri a 4 mani, avente protagonisti 2 eroi famossissimi nati dalle penne dei 2 scrittori: il commissario Montalbano e l'ispettrice Grazia Negro.
L'opera nasce da una provocazione dell'editore prospettata ai 2 autori mentre era in corso di realizzazione la registrazione video di una loro conversazione da pubblicare poi in DVD.
Accettata la "folle" idea, la prima sfida da affrontare era la "forma" da dare al racconto: di sicuro era praticamente impossibile pensare di riunire i 2 scrittori in una stanza e quindi una "forma" ideale poteva essere quella del racconto epistolare integrato da estratti di rapporti e verbali. Così facendo riesce addirittura a fare capolino in 2 divertentissime pagine, l'ispettore Coliandro (poliziotto pasticcione nato dalla penna di Lucarelli).
La stesura è durata 5 lunghi anni in cui ogni frammento prodotto da uno dei 2 scrittori, diventava una sfida a fare meglio per l'altro.
Il risultato è godibilissimo e si legge tutto d'un fiato.
E se il finale può lasciare qualcuno dubbioso a causa dell'idea di una giustizia un poco "particolare", ricordo che siamo di fronte a Camilleri e Lucarelli.
E poi, esiste veramente un'idea unica di "giustizia"?

Una richiesta finale: se riuscite, fate incontrare Montalbano e Coliandro, vi prego!

sabato 18 settembre 2010

Jimi Hendrix: 18 settembre 1970. La morte ti fa mito


Sono passati 40 anni dalla morte del chitarrista di Seattle (la stessa terra di Kurt Cobain, ci pensate?).
L'uomo mandato su questa terra dagli dei della musica, per stravolgerci l'anima.
Pura energia elettrica che di volta in volta poteva trasformarsi in gentile sentimento oppure rompere ogni argine sonoro ed infuocarci le viscere.
Quali altri parole spendere per ricordarlo? Non ne serve nessuna: parla la musica!

Voodoo Chile


Hey Joe/Sunshine of your love


Little wing


Inno americano a Woodstock 1969


Vorrei dirti "riposa in pace", ma dove sei adesso sicuramente stai ancora amando la tua Fender Stratocaster come facevi qui da noi e sicuramente riscalderai altre anime.
Chissà se ci incontreremo mai?
Vorrei dirti grazie per avermi elettrificato l'anima, ma tu lo sai e non ce ne è bisogno, vero?

giovedì 16 settembre 2010

La "pazza idea" di Valentina Demelas

La mia amica Valentina Demelas ha deciso di cimentarsi con la poesia  e lo fa usando le vie della tecnologia: ha realizzato un e-book  con le sue composizioni.

Questo è un piccolo assaggio di quello che potete trovare nell'e-book:

Noi

Bacio i tuoi occhi stanchi
e le tue rughe di vento.
Cosa chiedere, ancora,
al Cielo?
Siamo fatica
e tenero giaciglio.
Come piccole rose
ci apriamo al sole
inebriante il nostro profumo
e fredde le nostre spine.

Come sua bellissima abitudine Valentina ha scoccato un tenero dardo verso i nostri cuori: pura emozione a 360 gradi.
Grazie Vale, sei bravissima: persevera nella tua "follia"

mercoledì 15 settembre 2010

Incredibile: qualcuno ha premiato un mio scritto! Sono basito...

Ebbene è proprio così!
Con il mio pezzo "il suono del silenzio dolomitico" (che potete leggere qui ) mi sono guadagnato un weekend in un hotel della catena Best Western!

http://www.whatyoulove.it/2010/09/14/a-settembre-piovono-premi/
E' un po' clamoroso, però sono contento.
Grazie Best Western!

sabato 11 settembre 2010

Il mondo che vogliamo noi di Emergency

Emergency è una libera associazione di persone impegnate nella cura delle vittime della guerra e della povertà e nella promozione di una cultura di pace.
Questo impegno nasce da una frequentazione quotidiana della sofferenza e dalla condivisione di un’idea: che esiste un’unica e sola umanità.
Il lavoro di Emergency – che in 16 anni ha curato oltre 4 milioni di persone – è una pratica di rapporti umani giusti e solidali, ispirati ai principi di eguaglianza, di qualità delle cure, di gratuità per tutti i feriti e gli ammalati.



IL MONDO CHE VOGLIAMO

Crediamo nella eguaglianza di tutti gli esseri umani a prescindere dalle opinioni, dal sesso, dalla razza, dalla appartenenza etnica, politica, religiosa, dalla loro condizione sociale ed economica.

Ripudiamo la violenza, il terrorismo e la guerra come strumenti per
risolvere le contese tra gli uomini, i popoli e gli stati. Vogliamo un mondo basato sulla giustizia sociale, sulla solidarietà, sul rispetto reciproco, sul dialogo, su un’equa distribuzione delle risorse.

Vogliamo un mondo in cui i governi garantiscano l’eguaglianza di base di tutti i membri della società, il diritto a cure mediche di elevata qualità e gratuite, il diritto a una istruzione pubblica che sviluppi la persona umana e ne arricchisca le conoscenze, il diritto a una libera informazione.

Nel nostro Paese assistiamo invece, da molti anni, alla progressiva e sistematica demolizione di ogni principio di convivenza civile. Una gravissima deriva di barbarie è davanti ai nostri occhi.

In nome delle “alleanze internazionali”, la classe politica italiana ha scelto la guerra e l’aggressione di altri Paesi.
In nome della “libertà”, la classe politica italiana ha scelto la guerra contro i propri cittadini costruendo un sistema di privilegi, basato sull’esclusione e sulla discriminazione, un sistema di arrogante prevaricazione, di ordinaria corruzione.
In nome della “sicurezza”, la classe politica italiana ha scelto la guerra contro chi è venuto in Italia per sopravvivere, incitando all’odio e al razzismo.

È questa una democrazia? Solo perché include tecniche elettorali di rappresentatività? Basta che in un Paese si voti perché lo si possa definire “democratico”?

Noi consideriamo democratico un sistema politico che lavori per il bene comune privilegiando nel proprio agire i bisogni dei meno abbienti e dei gruppi sociali più deboli, per migliorarne le condizioni di vita, perché si possa essere una società di cittadini.

È questo il mondo che vogliamo. Per noi, per tutti noi. Un mondo di eguaglianza.

EMERGENCY

mercoledì 8 settembre 2010

Star Trek: la serie originale ritoccata. Era proprio necessario?

E' un po' che volevo scrivere qualcosa su questa operazione, che oltre alla rimasterizzazione degli episodi della serie classica di Star Trek ha apportato delle "migliorie" (!?) agli effetti speciali dell'epoca (ricordiamo che la serie fu prodotta nella seconda metà degli anni '60 del secolo scorso):



Che dire (oltre a rimanere un po' basiti dall'intera operazione)?
Ho voluto sentire anche l'opinione del mio caro amico Luis (questo è il sito da lui curato) che come me è un appassionato fin dalle prime trasmissioni televisive italiane della serie di Kirk e soci, e, devo dire, che molto significative mi sono parse le sue  parole:

"Le mia opinione e' presto detta: io aborro queste rivisitazioni ammodernanti, specialemte se si tratta di opere iconiche come STOS [la serie originale di Star Trek. Ndr]
La bellezza di quella serie non e' solo nelle storie a volte geniali nella loro semplicita' (come la puntata in cui due abitanti dello stesso pianeta si odiano a morte perche' hanno le due meta' della faccia di colori uguali ma su lati opposti e i nostri dell'enterprise non se ne erano nemmeno accorti, a sottolineare l'assurdita' della cosa) o nella bravura degli attori, ma anche nel rendersi conto di cio' che e' stato fatto allora con i mezzi di allora e nonostante le ristrettezze economiche della serie.
I fondali dipinti a mano, i pianeti grezzi, i poveri effetti speciali che comparivano sul grande schermo nella plancia di comando (che gli attori vedevano desolatamente vuoto), fanno parte di cio' che rende STOS speciale. I suoi limiti sono parte del suo valore.
Compatisco chi ha avuto l'idea di modificare alcuni frame, ancor di piu' chi avendo visto la serie originale si sente attratto da questa alterata e soffro per coloro che non avendola mai vista compreranno questa."



Parole sante: non si può migliorare quello che è già leggenda!
Lunga vita e prosperità ai veri fan!

domenica 5 settembre 2010

Mark Knopfler - Piper to the end - LIVE Milano Arena Civica 14/07/2010 -

Continuo a pubblicare i video della serata milanese (qui trovate le mie impressioni e tutti i video che man mano pubblicherò): oggi vi propongo il pezzo finale della serata "Piper to the end".
Brano molto emozionante e dal testo struggente, che in attimo ci trasporta nelle highlands scozzesi alla fine di un giorno di un'epica battaglia. Leggendo il testo della canzone il groppo alla gola è assicurato, ma alla fine si scioglie in un mare di emozione.
E' stata la degna conclusione di un concerto da ricordare: grazie Mark e ora, come sempre,  parla la musica.

Piper to the end


Piper to the end

When I leave this world behind me
To another I will go
And if there are no pipes in heaven
I’ll be going down below


If friends in time be severed
Someday we will meet again
I’ll return to leave you never
Be a piper to the end


This has been a day to die for
Now the day has almost gone
Up above a choir of seabirds
Turns to face the setting sun


Now the evening dawn is calling
And all the hills are burning red
And before the night comes falling
Clouds are lined with golden thread


We watched the fires together
Shared our quarters for a while
Walked the dusty roads together
Came so many miles


This has been a day to die on
Now the day is almost done
Here the pipes will lay beside me
Silent will the battle drum


If friends in time be severed
Someday here we will meet again
I return to leave you never
Be a piper to the end

mercoledì 1 settembre 2010

Karen Berestovoy: fotografa


Karen Berestovoy, fotografa: aggettivo e verbo contemporaneamente, senza che nessuno dei due prevalga sull'altro. Come  Karen, donna poliedrica: oggi parliamo di lei, nuovo incrocio della vita, un incrocio "emozionale". Per questo non voglio giudicare artisticamente le sue fotografie (non ne sarei in grado comunque!), ma solo raccontarvi le sensazioni che mi hanno suscitato nell'anima.
Se volete approfondire la conoscenza delle foto di Karen la sezione fotografica del suo sito è davvero variegata e se siete della zona intorno a Varese e siete interessati al mondo della fotografia, qui troverete le informazioni sui suoi corsi che partiranno ad ottobre.
Oggi vi racconto di alcune sue fotografie che mi ha inviato via mail: sono state scattate in Argentina a  Ubajay (provincia di Entre Rios) il paese del nonno di Karen.



Iniziamo con la prima foto: 


Solitudine, malinconia; una vita di sudore e fatica: una fatica lunga, infinita come un  binario che sembra perdersi nell'orizzonte. E il cielo? Secondo me rappresenta il cuore pulsante della foto...


Guardate poi quest'altra, che sembra l'ideale prosecuzione di quella precedente:


Una lunga strada lastricata, che dovrebbe portarti lontano, ma che improvvisamente si interrompe. Una speranza distrutta, un sogno annichilito e sopra di noi lo stesso incredibile cielo...


E forse per evitare che i sogni vengano infranti, si scappa, si fugge via veloci, sperando che la vita, che sfila veloce al di la del finestrino, non ci raggiunga con le sue tristezze, ma ci sfiori solo con le sue gioie:


Alla fine della corsa, pero', ci aspetta solo un riflesso increspato:


I ricordi di una vita.

Karen, non so cosa hai provato scattando queste foto: lasciando da parte i miei pensieri, le mie sensazioni, ti posso dire che sono riuscite a trasmettermi il fascino di una terra lontana.
Lontana geograficamente, ma vicina nel sentire.
Grazie.